Due volte l'anno Henrietto ed io andiamo a Palermo in macchina. Succede quando la vacanza è più lunga, a Natale e d'estate. È un vero viaggio da emigrati, con la macchina carica, la damigiana d'olio, i panini incartati. Certo, poi c'è il cotè intellettuale, con la pila di riviste da depositare a casa di mamma e papà, chè da noi non c'entrano tutte, e la selezione dei cd da ascoltare durante il tragitto. Il viaggio ha sempre lo stesso rituale: declamare ad alta voce le località che ci fanno ridere o ci ricordano qualcosa, la deriva filosofica che, inevitabilmente, ci prende a metà della Salerno-Reggio Calabria (e come potrebbe essere altrimenti?), io che canto il mio repertorio di cantautori cornuti, il traghettamento con le riflessioni ironiche sul ponte che crolla miseramente. Poi si arriva a Palermo e il viaggio è finito.
Quest'estate però il viaggio, almeno quello della fantasia, sembrava non finire mai, perchè un evento straordinario, direi quasi messianico, ci ha accolto al nostro arrivo: il Sultano dell'Oman. Il Sultano dell'Oman si può a buon diritto definire il protagonista assoluto dell'estate palermitana. Ciascuno aveva una propria versione della venuta del Sultano, basata sugli articoli del Giornale di Sicilia ma ampliata dai racconti, rigorosamente di primissima mano, di fattorini d'albergo, portuali, benzinai, cugini dell'amico della moglie del fratello e via discorrendo. Il seguito del sultano variava da 40 a 2000 persone, le sue mogli da una (ex) a venti. Le stratosferiche mance lasciate a chiunque erano roba da superenalotto e i rolex e i diamanti regalati a chicchessia. Sembrava Amarcord. E io adoro Amarcord, adoro Gradisca. La città era diventata Gradisca. Pare che ci fosse gente pronta ad "assaltare" lo yacht del Sultano, armata di bigliettini con richiesta di grazia, come quelli che si infilano nella teca di Santa Rosalia.
L'euforia causata dalla ricchezza del Sultano e dall'abbondanza dei suoi doni, veri ( a ospedali e uomini politici di spicco) o presunti (a camerieri che non ha incontrato, dal momento che non è neanche sceso dal suo yacht) ha continuato a imperversare anche dopo la sua partenza, avvertita da molti come la fine di una grande, magnifica opportunità.
Bando alle ondate di intolleranza anti musulmana che di tanto in tanto si accendono nel nostro paese, Palermo con gli arabi era un giardino, gelsomini, profumi d'oriente, moschee e tolleranza. Certo, si potrà obiettare che era mille anni fa, ma che importa, il tempo è ciclico, tutto torna. Il Sultano ci salverà, il sultano ci aiuterà, il sultano, mi hanno detto, tornerà.